Cosa dovremmo fare?

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“La nostra gioia si fonda su questo Dio dell'Amore, la cui presenza discerniamo e accogliamo nella nostra vita”

Letture: 3° Domenica di Avvento: So3, 14-18A/PH4, 4-7/Lc3 ,10-18

“Che cosa dobbiamo fare?” (Lc 3,10-18)

Siate nella gioia, siate sempre nella gioia, il Signore è vicino!

Sii in gioia! Questo è il leitmotiv della liturgia di questo giorno, la domenica della gioia. Ma è possibile questa gioia di Dio che invade i nostri cuori? E' realistico quando siamo schiacciati da preoccupazioni e prove? Come possiamo essere felici oggi e annunciare una promessa di gioia, quando la violenza, l'inquinamento, le ingiustizie, le preoccupazioni, i motivi di preoccupazione, la desolazione e la disgrazia minano la vita di molti e occupano la prima linea del nostro contesto sociale, economico e politico?

Ma se seguiamo la liturgia di questo tempo di avvento, è la venuta di Cristo che prende il posto. Nel Vangelo di oggi il profeta Giovanni Battista non mastica le sue parole per invitare i suoi contemporanei a lasciare la via battuta e ad aprire i loro cuori alla novità che Gesù rappresenta.

Giovanni Battista è il modello del cristiano. Si rifiuta di chiudersi, si apre al progetto di Dio nella sua vita e nel mondo, e si apre così alla gioia.

Ogni discepolo di Gesù sperimenta la vera gioia perché ogni gioia profonda è nutrita dall'apertura e dal dono piuttosto che dal restringimento e dall'egoismo. Le persone chiuse su se stesse non sono felici. La felicità è nell'apertura al dono di Dio e nel dono di sé agli altri.

Per ognuno di noi la felicità e la gioia si troveranno nel cammino che il Signore ci dice negli eventi e nella nostra preghiera e che è nostro.

Il cammino che viviamo nelle nostre occupazioni e nei nostri impegni, così come nel nostro lavoro, ha un significato profondo se lo lasciamo illuminare con fede nella Parola di Dio, nella Buona Novella annunciata da Gesù, che è la Via, la Verità e la Vita. Il nostro cammino si fonde con i sentieri di Cristo e della Sua venuta. E' una gioia. Riconoscendo Gesù come il Signore della nostra vita, la felicità e la gioia ineguagliabili ci invadono.

Naturalmente le prove, i combattimenti, le difficoltà non scompaiono, ma la nostra vita ha senso da lì. Non siamo come persone senza meta e alla deriva, ma siamo in marcia in attesa della piena rivelazione di Cristo che è già lì in mezzo a noi.

Per questo possiamo rallegrarci in questo momento in un mondo sconvolto e contagiato da tante disgrazie di ogni genere, come l'attuale tragedia dei rifugiati, il terrorismo, i poveri dimenticati, i bambini sfruttati, ecc. Sì! Possiamo rallegrarci e lasciare che i nostri cuori si vestano di gioia. Come dice l'antienne di apertura di questa domenica: “Siate sempre nella gioia, il Signore è vicino”.

La gioia cristiana è un frutto dello Spirito che è accompagnato da molti altri frutti di amore, pazienza, bontà, gentilezza, fedeltà, dolcezza e autocontrollo. In particolare, la pace di Dio, che, come dice san Paolo in seconda lettura, va oltre tutto ciò che possiamo concepire. Questa gioia non è superficiale, aneddotica o temporanea. Essa è radicata, come dice Paolo, nella certezza della presenza di Dio nelle profondità della nostra realtà umana. La nostra gioia si fonda su questo Dio dell'Amore, la cui presenza discerniamo e accogliamo nella nostra vita. Egli è Colui Che motiva il nostro ringraziamento e ci dà gioia.

Se, come gli ascoltatori di Giovanni Battista, ci chiediamo “Cosa dovremmo fare?” : Cosa devo fare per rispondere a ciò che Dio si aspetta da me? Cosa devo fare nella mia scelta di seguire Cristo? Abbiamo sentito che Giovanni Battista risponde a tutti secondo la realtà della sua vita; non ha risposta evasiva perché è troppo generale: sa che cosa valga un soldato senza scrupoli o un esattore delle tasse corrotto che il consiglio di Giovanni Battista è stato perfettamente mirato a coloro che hanno posto la domanda “Cosa dovremmo farlo?” ”. Cerchiamo di essere sicuri che quelli dello Spirito Santo dentro di noi stiano altrettanto bene. Sta a noi ascoltare, un ascolto autentico, un ascolto che libera e riempie di gioia. Possiamo andare in fondo ai nostri cuori per trovare le risposte che lo Spirito Santo pone in loro. L'arrivo del Natale ci offre molte opportunità per uscire da noi stessi, per aprirci alla condivisione, per ascoltare il proprio coniuge, il proprio coniuge, i propri figli, i bisognosi, quelli che incontriamo, ecc.

. Non dimentichiamo che, nella risposta di Giovanni Battista, la risposta al desiderio di Dio dipende sempre dal nostro atteggiamento verso il prossimo: condividere ciò che abbiamo, rifiutare la violenza, rispettare ciò che è giusto. È nelle nostre azioni che riconosceremo la nostra vicinanza al Dio di Gesù Cristo.

Che questa Eucaristia ci faccia entrare sempre di più in un cammino che si apre sulla Buona Novella che Gesù porta, quella di un Dio misericordioso; allora potremo gioire e cantare oggi con il profeta Zefania: “Non temere, non lasciare che le tue mani svaniscono. Il Signore tuo Dio è in te, è l'Eroe che porta la salvezza. Egli avrà in voi la sua gioia e gioia, e vi rinnoverà con il suo amore”.

Omelia Francis Corbière

Organo: Al Grande Organo, Guy Didier

-Entrata: “Fuga en D” (F. Mendelssohn)

-Offertorio: “Lamento” (A. Guilmant)

-Comunione: “Fuga in D” (A.F. Assia)

-Uscita: “Fuga en Sol” (F.W. Zachov).

Su wikipedia:

Felix Mendelssohn

Alessandro Guilmant

Adolph Assia

Friedrich Wilhelm Zachow

Leggi anche: Le altre omelie di Padre Francis Corbière

Leggi anche la scheda parrocchiale

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